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DONNE E JUDO 1: SARAH MAYER

DONNE E JUDO
A volte viene da pensare che il Judo sia uno sport esclusivamente maschile.. essendo uno sport di combattimento ed un Arte marziale ci si aspetta che, ad esserne attratti, siano più i maschi.

In realtà il judo è uno sport adattissimo alle donne, per molte ragioni (che potete trovare anche qui) ... ma invece che stare li a spiegare il perchè, vorrei fare luce su alcune grandissime donne che hanno praticato il Judo e che si sono rivelate alla pari, se non superiori, ai loro colleghi maschi.

 

la prima donna di cui mi piacerebbe scrivere è Sarah Mayer

 

Sarah  era una donna dal carattere molto forte che inizio' a studiare il Judo in Inghilterra, presso il Dojo Budokway (il più antico dojo europeo, nato nel 1918 a Londra)  del M° Gunji Koizumi, a metà degli anni 20.
In quel periodo la donna non aveva sicuramente le libertà di oggigiorno (il suffragio universale femminile in Inghilterra venne raggiunto solo nel 1928) ma Sarah aveva bene in mente quello che voleva e come ottenerlo..

 

Dopo aver studiato il Judo con il M° Koizumi, decise di partire per il Giappone,  in un periodo in  cui il viaggio durava settimane, in nave, e con enormi difficoltà. E senza parlare il Giapponese o conoscerne la cultura.. un coraggio ed una determinazione che sarebbero ammirevoli anche al giorno d'oggi.

 

Dalle lettere che Sarah scrisse al suo Maestro in inghilterra si riesce a comprendere la difficoltà di affrontare una cultura diversa, in cui fra l'altro la donna era relegata a ruoli di subordine, ma anche il carattere di questa donna che riuscì a farsi rispettare da tutti, combattendo sul tatami alla pari con gli uomini (rifiutando di partecipare alle classi di judo femminili ed ottenendo di potersi allenare con gli uomini) fino a raggiungere il traguardo di Shodan, la prima cintura nera femminile non giapponese

 

 

La lettura delle lettere è molto interessante per  comprendere glli allenamenti, e la cultura.. ad esempio scrive :

"Mister Yamamoto (durante un combattimento, di fronte ad un vasto pubblico di persone e giornalisti, NDT) mi permise di proiettarlo diverse volte e, siccome mi sentivo disperata, lo attaccavo con tutta me stessa, sentivo che la morte sarebbe stata un destino migliore, piuttosto che fare brutta figura di fronte a quel pubblico.

Dopo un pò, Mr. Yamamoto cerco' di proiettarmi e farmi cadere in modo gentile, ma non ero stata presa a calci in culo da Tani (Yukio Tani, assistente istruttore di  Koizumi in inghilterra NDT) per nulla, ed ero determinata a rimanere in piedi il più possibile, anche a costo di rompermi tutte le ossa del corpo"

 

Cosi' Sarah inizia studiare il Judo al Butokuden, il più famoso Dojo di judo di Kobe, in cui si allenava anche la Polizia...


Scrive "E così vado tutte le mattine al Butokuden alle otto del mattino, e Mr. Yamamoto mi dà delle lezioni. E' molto gentile , ma non mi tratta più come se fossi un delicato pezzo di porcellana, di fatto dopo un paio d'ore mi sento come se fossi stata nella stretta di un elefante giocherellone! E' rimasto piuttosto sorpreso ed imbarazzato dal fatto che io non sia contraria alla lotta a terra, e mi ha fatto sapere attraverso un interprete che,  essendo una donna, pensava che avrei avuto delle obbiezioni. Gli ho risposto che mentre faccio Judo è come se non avessi sesso.. così si è rassicurato e mi ha bloccato a terra  , facendomi pentire della mia sicumera, e non mi ha mostrato nessuna pietà...Pesa oltre 200 libbre, e quando mi blocca a terra mi sembra di dover spostare una montagna"

 

Sarah deve cambiarsi negli spogliatoi degli uomini, e condividerne il bagno...ma non si tira indietro... Abbiamo già detto del suo carattere forte e deciso...
tanto che quando parte per vedere Kyoto, si fa dare una lettera di presentazione dal suo maestro, per poter praticare Judo anche lì..
Viene accolta dal Maestro Hajime Isogai, è un uomo rude e burbero, che la mette a combattere con un suo allievo.

 

"Non accuserò  il M° Yamamoto di essere stato duro con me, anche se una volta vedendomi nello spogliatoio rimase impressionato dai miei ematomi ed abrasioni, ma non ha mai avuto il cuore tenero con me.
Ma questo uomo era molto peggio, iniziavo a pensare ad un modo per liberarmi dalle sue grinfie e chiedergli di andarci più piano  senza rimetterci la reputazione e quella dell'Impero Britannico, ma mi sono resa conto che,  sebbene venissi sbattuta a terra con violenza, non mi stavo facendo male.. e che avrei continuato fino a morirne piuttosto che lamentarmi.
Quando ho riconsiderato la questione più tardi, ho scoperto che non avevo più abrasioni o graffi del solito sulle caviglie o sul collo, niente di diverso dal solito.

Dopo un breve riposo, il Professore (Isogai) mi fece ricominciare, ma questa volta mi fermava ogni volta che cercavo di effettuare una tecnica e mi correggeva con attenzione, insegnandomi moltissimo in poco tempo.
Alla fine, il mio avversario rimase a terra, ed il professore mi chiese se volessi continuare con la lotta a terra, per fargli vedere quanto ne sapevo.
Mr. Yamamoto è ancora un pò restìo, sebbene mi abbia insegnato molto, e ritengo che mi abbia aiutato molto permettendomi di attaccarlo ogni volta (al contrario di Lei e di Mr. Tani che avete sempre fatto gli "aggressori" al nostro dojo)..
In ogni caso ho fatto del mio meglio , ed ho fatto tutto quello che sapevo.. Il Professor Isogai e gli altri sono rimasti a guardare ed hanno riso molto."

 

dopo questa prova difficile,  Sarah scrive al marito :

" Come potrai immaginare, sotto al direzione del M° Yamamoto mi sento bene come mai nella mia vita, le preoccupazioni sono una cosa del passato e mi sento aggressivamente in salute. Mi sto divertendo più di quanto sia possibile dire e mi aspetto di essere in grado a breve di parlare abbastanza correttamente la lingua"

 

Che spettacolo deve essere stato, per questi Giapponesi, una donna occidentale che combatte con un uomo, come un uomo e che fa il suo meglio..
Molto diversa dall'atteggiamento in genere sottomesso delle donne Giapponesi, Sarah si guadagna il rispetto dei suoi Maestri, tanto che viene invitata nientemeno che al Budokan di Tokyo a conoscere Jigoro Kano Shihan, creatore del Judo e Ministro dello sport del Governo Giapponese.

 

 

 

"La settimana scorsa ho incontrato il Professor Kano per la prima volta, mi aspettavo una persona altezzosa, visto come tutti ne parlino con soggezione, ed ero piuttosto nervosa.

Invece ho trovato un vecchio gentiluomo affascinante con maniere Europee, che mi ha accolta caldamente e mi ha fatto sentire a casa. Sembra molto ansioso di aiutarmi e mi ha chiesto se volessi allenarmi, o se volessi imparare anche di più, sul vero significato del Judo, per quanto possibile nel poco tempo a disposizione.

 

 Gli ho risposto che sono interessata alla parte filosofica tanto quanto a quella fisica, la risposta gli ha fatto piacere, e mi ha chiesto di ritornare quando avesse più tempo per pianificarmi un piano di studi.

 

L'ho rivisto quel pomeriggio, ed anche l'altroieri, e mi ha consigliato di praticare quanto voglio con Mr. Mifune e con Ichiro, o con chiunque abbia un alto grado nel Judo. Allo stesso tempo, ha insistito sull'importanza di imparare approfonditamente i Kata in tutte le loro forme, per il resto ha detto che potremo trovarci spesso per spiegarmi il lato Etico del judo, e rispondere alle mie domande.

 

Fin'ora ho evitato di frequentare il Kodokan perchè si rifiutavano di farmi entrare nel Dojo grande, ed io non volevo andare al Dojo femminile (sembra una scuola per ragazzine) ed ho praticato sempre ( a Tokyo NDT) al Dojo dell'Università di Waseda, ma il Prof. Kano si è impuntato ed ha ordinato di lasciarmi libero accesso al Dojo maschile.

 

Ci sono stata ieri ed ho praticato con due uomini 6° e 8° Dan, è stato estremamente faticoso tanto che dopo il primo combattimento ho dovuto rifiutare l'invito a combattere del secondo, perchè dovevo riposare un pò prima.

 

Dopo l'allenamento Ichiro mi ha detto che ho fatto male a rifiutare di allenarmi, ma se in quel momento il Principe del Galles mi avesse chiesto un ballo, avrei trovato una scusa anche per lui!

 

Per rendere le cose peggiori, sembra che non sia possibile riposare fra un allenamento e l'altro... Ieri Ichiro mi ha detto che devo rimanere a gambe incrociate o in ginocchio, entrambe le posizioni sono molto scomode sul pavimento duro, e se queste non vanno bene, devo rimanere in piedi.. Gli ho risposto che avrei chieso al Professor Kano di portarmi una poltrona!"

 

Ecco... negli anni 20 e 30, una donna coraggiosissima si è appassionata al Judo ed alla cultura Giapponese... é andata fino in Giappone ed ha potuto praticare con i più alti esponenti di questa meravigliosa disciplina... fino a diventare la prima donna non giapponese a raggiungere la cintura nera.
Tornata in Inghilterra nel 1935, ha aperto un proprio Dojo a Burgh Heath, in cui ha insegnato il Judo per molti anni.
Un esempio incredibile per tutte le donne e le ragazze che hanno determinazione e forza di volontà.

 

NDT: Vorrei far notare che Sarah non chiama "Maestro" i vari insegnanti, ma "Professore".. questo perchè in Giappone il termine utilizzato per definirli è Sensei, un termine che tradotto semanticamente significa "colui che è prima sul cammino".. utilizzato in tutta la società Giapponese per definire chi insegna, chi è più avanti o più bravo in un arte o un professore di scuola. E' quindi interessante che Sarah non utilizzi il termine occidentale Maestro, di cui si abusa al giorno d'oggi.

 

potete trovare su questo sito le lettere scritte da Sarah (in inglese, naturalmente) http://judoinfo.com/mayer/

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