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SENSEI O MAESTRO?

Sul tatami ci viene facile chiamare l'insegnante con un termine occidentale e familiare : MAESTRO

 

Questa abitudine deriva dal nostro retaggio latino, dalla nostra abitudine a pensare che la persona che sta insegnando sia una persona che ha appreso tutto .

 

D'altra parte, L'etimologia della parola Maestro si ricollega al latino

 magister , derivato dall'unione di magis = grande + il suffisso comparativo -ter.

 

Perciò, in senso strettamente etimologico, maestro significa "il più grande", cioè il più esperto, il più competente riguardo a una materia, ad un'arte ad una abilità, tale da essere il punto di riferimento per chi voglia apprendere tali conoscenze.

La parola avvolge il personaggio in questione in un alone di ripsettabilità e invincibilità, sopratutto quando l'insegnante stesso approfitta di questo alone per sentirsi superiore o farsi passare per quello "che ne sa"

 

Sebbene in senso lato questo possa essere veritiero, c'è da ricordare che l'insegnante è esso stesso un allievo e che continua ad apprendere durante tutto l'arco della sua vita,  non per nulla i Giapponesi usano un termine MOLTO differente, con un significato più semplice e, allo stesso tempo, più profondo.

 

Il termine utilizzato è SENSEI (先生) cioè : "persona nata prima" o "colui che è più avanti nel cammino"

Questo termine viene usato per tutte quelle persone che insegnano qualcosa a qualcun altro... indicando (grossomodo) qualcuno che ne sa UN PO DI PIU'...


Non indica una persona che ha raggiunto il massimo grado in qualcosa, ma qualcuno che ne sa di più e lo insegna e  viene usato per i maestri di scuola, ma anche per gli insegnanti in generale,  i dottori o, semplicemente, per tutte quelle persone con una conoscenza più approfondita di un argomento specifico.

E' un termine che viene usato per portare RISPETTO, non DEFERENZA e, sopratutto, non viene MAI, MAI, MAI utilizzato per riferirsi a sè stessi.
Il termine viene sempre usato per riferirsi ad altri, ed anche i Maestri più famosi e rinomati non si presentano mai con "sono Sensei XYZ", ma usano solo il proprio nome e cognome..

Questo perchè l'onore che comporta il titolo, deve venire da chi ci stà di fronte, non deve essere autoproclamato.
Proprio per questo presentarsi con il termine Sensei, in Giappone,  è considerato arrogante e maleducato.


Fra l'altro l'etimologia del termine (colui che è più avanti nel cammino) ben ce ne fa comprendere il significato ...
il Sensei è una persona che è più avanti di noi nel cammino, ma anch'egli sta camminando.. anch'egli è sulla Via e si sforza per migliorare.
Essendo più avanti di noi ci aiuta, esorta, spinge, indica il cammino.

MA non può camminare per noi, non può obbligarci a compiere il cammino.. quello sta a noi.


 

Akiyoshi Yasumoto Soke , Mauro Toso Sensei, Hombucho per l'italia.
Akiyoshi Yasumoto Soke , Mauro Toso Sensei, Hombucho per l'italia.

Quindi, come scrive giustamente il Blog "AIKIME" (che consiglio di leggere):

 

e ricordando che, 'ora in poi, usiamo la parola maestro intendendo "sensei" e che si parla di Aikido, ma la regola vale per tutte le arti di origini Giapponesi:

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"Dobbiamo cercarci il Maestro, insomma, sulla nostra stessa pelle e non solo basandoci sulla nomea che ne possono fare gli altri. Ci sono però una serie di buone norme da tenere a mente in questa ricerca, che potrebbero tornare utili in caso di inesperienza e/o indecisione:

- un buon Maestro non ha bisogno di nominarsi tale, di mettere in bella mostra i suoi gradi o i suoi meriti, proprio come il termine giapponese Sensei insegna, sono gli altri che in modo naturale riconoscono stima in lui: tenersi lontano da chi si auto-proclama troppo rumorosamente, quindi;

- un buon Maestro non ha bisogno di attrarre a sé allievi e creare in essi dipendenza dalle sue azioni o parole; le persone giungono spontaneamente e se si dovessero legare troppo, considerandolo in qualche modo un “guru”, sarà lui stesso a ricordare loro che rischiano di intraprendere una strada pericolosa per la propria crescita individuale;

- un buon Maestro non offre i suoi insegnamenti per un tornaconto personale di bassa fattura; non affermiamo che chi insegna lo debba fare per nulla, ma O’ Sensei  (il fondatore dell'aikido, ndr) stesso è un chiaro esempio storico di come un Maestro non dovrebbe accettare di scendere a compromessi troppo discutibili per portare avanti la sua attività (leggi: soldi, sesso, potere… Sensei s.p.a.);

- un buon Maestro lavora per “diventare inutile”, ossia si affianca agli allievi per insegnare loro i primi passi, ma con l’intento di aiutali a camminare presto con le loro stesse gambe, a valutare la realtà con la loro capacità critica; chi riserva “insegnamenti segreti” ai propri discepoli prediletti spesso non sta facendo altro che tentare di legarli a sé, incuriosendoli su eventuali, ulteriori e presunte conoscenze segrete. Siano da esempio le parole stesse del Fondatore: “progresso viene sempre per chi pratica dentro e fuori di sé, non tecniche segrete, poiché tutto è mostrato” [doka n° 73]… ed ancora “l’Universo è un libro aperto, pieno di cose miracolose, ed è lì che la vera conoscenza deve essere cercata […] assumetevi le vostre responsabilità, allenatevi duramente […], fiorite e date frutti”;

- un buon Maestro emana qualcosa di piacevole dal suo muoversi, atteggiarsi e conversare; è una caratteristica irrazionale ed emotiva che non può essere descritta più di tanto, ma vale la pena di seguire il proprio istinto se si avverte qualcosa del genere;

- un buon Maestro cercherà di rendere gli allievi più consapevoli di loro stessi e della loro unicità, non suoi cloni o, peggio ancora, brutte copie di se stesso. Se si capita in un Dojo in cui è possibile scorgere diverse espressioni di personalità e “stile”, gestite in un clima sereno ed ordinato, probabilmente si sarà approdati nel luogo giusto. Se tutti si muovono nello stesso modo, ragionano e si atteggiano nello stesso modo, sarà perché l’Insegnante lo permette… talvolta lo richiede addirittura. Quindi se cerchiamo tecnica e quella di un luogo simile dovesse piacerci… potremo fermarci, ma crescere implica un altro percorso;

- un buon Maestro evolve, cioè cambia nel tempo e così facendo stimola gli altri ad imitarlo in questo; chi pontifica troppo sull’urgenza di conservare esclusivamente inalterata la tradizione si prepara a fare il guardiano di un museo, più che a praticare ed insegnare Aikido al prossimo; la nostra Arte è quanto di più mutevole ci sia, in quanto ricerca un continuo senso ed equilibrio nel luogo attuale, nel momento attuale e con le persone che incontra… non forzando gli allievi ad un viaggio indietro nel tempo nel Giappone feudale; non si afferma che sia errato essere profondamente consapevoli della tradizione, ma piuttosto che la tematica è rischiosa se ricercata in modo esasperante;

- un buon Maestro non è necessariamente un ottimo tecnico, un eccellente comunicatore, un infallibile pedagogo, un grande filosofo, un vero guerriero, un autentico mistico… ma è la figura che più si approssima all’integrazione di queste rare doti. Morihei Ueshiba, il “Grande Maestro”, ne è al solito la riprova. Era al quanto disordinato nei suoi insegnamenti, e spesso i suoi allievi lo vedevano cambiare così improvvisamente i metodi di insegnamento sul tatami da rimanerne disorientati. Spesso rispondeva alle domande fatte con frasi che parevano completamente fuori contesto… Appariva invincibile, è vero, ma piuttosto lontano da un ideale di perfezione: lui stesso non ha mai rimandato di volerla incarnare. Tuttavia, molti allievi che lo hanno conosciuto, almeno con il senno di poi, testimoniano di aver ricevuto l’insegnamento più appropriato al proprio contesto, nel momento migliore in cui potesse accadere in riferimento alle proprie caratteristiche personali di allora;

__________________________________________________________________________________________________tratto da Aikime____________________

 

Per concludere, citerò ancora una volta le parole di un personaggio che ha segnato la mia vita marziale, e che si è celato sotto lo pseudonimo di V Per...
Questo scritto illumina il mio percorso come insegnante :

Metti in dubbio ciò che ti viene detto, anche se è il tuo maestro. Poniti domande e non ascoltare solo la sua voce, ma al contempo fidati di lui. Compi il tuo percorso e se alla fine ciò che scopri e ciò che lui ti dice sono la stessa cosa, avrai trovato un uomo onesto.
Se non lo sono, sappi che comunque il tuo maestro è un uomo è che può aver sbagliato e sta a te capire le motivazioni di quell’errore.
Non credere a chi pone paletti, a chi si chiude al dialogo, a chi pensa che comunità chiuse possano portare a qualcosa di buono.
Non credere a coloro che ti diranno che la tradizione impone il segreto e se pratichi con loro, devi rinunciare al resto: non farai altro che metterti un guinzaglio al collo.
Non ti fidare se qualcuno ti dirà “ciò che io pratico è il Solo, l’Unico, il Vero” poiché nel mondo delle arti marziali esistono tante e tali varietà che le sorprese sono sempre dietro l’angolo.
Comprendi l’importanza di una tradizione, ma non fare di un lineage un criterio di purezza ed elezione. Un tronco ha molti rami; se il ramo rispetta le radici, la linfa che scorre al suo interno è buona
Recupera i valori del Budo: rispetto, onore, pietas e ama in questa luce il confronto costruttivo

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