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2) CONOSCERE NON E' CAPIRE

Alla luce di quanto sopra esposto, è chiaro che per poter comprendere a fondo una scuola Tradizionale così strutturata sia necessario lo studio “ a tempo pieno” di una sola di esse (o almeno, di quelle che insistono sulla stessa branca di conoscenza)…
Quando si sta studiando una sola scuola, si percepirà (senza vederla veramente) la trama di cui ho parlato nel primo capitolo… se ne percepirà soltanto la presenza “sotto” le tecniche,  fintanto che il nostro palato non sarà abbastanza raffinato da permetterci di discernerla…La trama entrerà a far parte della nostra pratica quasi per osmosi, senza che ce ne accorgiamo realmente… passando attraverso lo studio dei Kihon e dei Kata…
Ci accorgeremo di averla intuita quando essa sarà ormai parte di noi…
E’ chiaro, pertanto, che lo studio di molte discipline o scuole  differenti contemporaneamente (almeno  in questa fase), ostacola l’apprendimento di questa parte importantissima e vitale della scuola…
Se studio i Kata di Yoshin ryu Jujutsu e, per esempio, di Daito Ryu Aikijujutsu, troverò probabilmente tecniche simili, quasi uguali magari, ma le trame sono estremamente differenti… questo manderà in confusione il mio corpo, che non riuscirà ad assorbire la trama giusta.
E da qui, nella mia opinione, nasce uno dei grandi fraintendimenti culturali insiti nello studio di Arti Marziali giapponesi da parte degli occidentali.
La maggior parte degli insegnanti occidentali che hanno fondato la propria scuola di jujitsu (anche di altissimo livello…) hanno semplicemente preso la parte superficiale delle scuole che hanno studiato… hanno visto le tecniche e le hanno copiate… allestendole in un sistema a loro consono ed adatto alla mentalità occidentale del “tutto visibile, tutto e subito”.
Il problema principale di queste scuole è che hanno preso gli alberi, senza tenere conto delle radici…
quindi ciò che hanno creato sono dei colossi dai piedi d’argilla, in cui la “Tecnica” è principe, in cui il Numero stesso di tecniche apprese è indice di qualità…
Questi sistemi/scuole insegneranno ai loro allievi una miriade di tecniche adatte a difendersi da ogni possibile attacco, tecniche mutuate da diverse scuole differenti ed apparentemente legate fra loro, ma che alla fine non hanno nessuna “profondità”.
Naturalmente questo sistema attira gli occidentali molto, molto di più che una scuola tradizionale che, a prima vista, è noiosa ed insegna “sempre le stesse cose”..
In una scuola tradizionale ci si aspetterà di praticare gli stessi Kihon e gli stessi Kata fino alla a fine dei propri giorni… indipendentemente dal grado conseguito o dalla capacità raggiunta..
Visto da fuori, è di una noia mortale….
Ma Visto nell’ottica esposta nel primo capitolo, è stimolante e creativo…e, nella mia opinione, anche molto più efficace..in quanto insegna ad interiorizzare una manciata di principi che sono poi spendibili in tutte le situazioni e contesti.
C’è, inoltre, un grande esercizio di umiltà nell’affidarsi totalmente allo studio di una sola scuola…Nel corso della Vita, probabilmente,  immetterò nello studio della scuola passione, tempo, energia, denaro, affetti.. con la speranza che questa scuola ripaghi i miei sforzi insegnandomi ciò che promette.. sia esso difendermi o essere un uomo migliore.
Alla luce di questa considerazione, da parte mia, sono molto più propenso a dare fiducia ad una scuola che abbia una storia secolare, una scuola Realmente tradizionale..che quindi abbia passato la prova della storia e del tempo.. e trasmetta in modo onesto ed inequivocabile le proprie conoscenze, la propria Trama.
E’ per questo che odio con il profondo del cuore quelle scuole che, pur se nate dalla passione e dalle capacità di un singolo Insegnante, si ammantano di mistero e falsa storia.. Perché fanno leva sulla necessità del singolo appassionato di affidarsi ad una scuola che abbia una Tradizione ed una Storia (per le motivazioni di cui sopra), fornendogli però qualcosa di assolutamente falso e tendenzioso.
Queste scuole, di cui non farò nome, cercano di stratificare da zero una nuova scuola, unendo insieme lo studio di diverse scuole e, financo di diverse Arti, fallendo però nel tentativo…
Ma non è sufficiente cementare assieme rocce diverse per ottenere una roccia sedimentaria…
Naturalmente quanto esposto sopra non esclude l’incontro con altre scuole, anzi!
Conoscere altre realtà, condividere conoscenze e pratiche è utile.. purchè si sia in grado, alla fine, di ritornare all’interno dei paradigmi della scuola che si sta seguendo. La visione di altre visioni (pun intended) renderà possibile scoprire dei punti di vista differenti, che possono aiutare nella pratica della propria Arte.
Per questo la pratica di altre scuole/stili  deve essere, nella mia umile opinione, una pratica che si può fare anche spesso, ma deve essere comunque limitata a lezioni/stage a se stanti, con la piena consapevolezza che la maggior parte di ciò che si è visto, non potrà essere riportato nella pratica del proprio dojo, perché presuppone un background (o Trama) differenti.
Inoltre la limitazione è valida, sempre secondo me, per la pratica di Arti marziali che insisitano sullo stesso campo applicativo… quindi è “deleterio” (se non si ha una competenza molto evoluta) praticare, per esempio, più stili di Jujutsu, o più stili di Kenjutsu… mentre non dovrebbe essere un problema praticare Jujutsu/kenjutsu/Kyujutsu (per esempio) perché presuppongono differenti impostazioni.
Così, per esempio, sarà possibile probabilmente studiare efficacemente stili come il Daito Ryu Aikijujutsu, l’Hakko Ryu Jujutsu e, probabilmente, l’Aikido perché avendo una medesima fonte, avranno una “trama sotterranea” similare o uguale, tale da permettere lo studio profiquo di tutte.
Allo stesso tempo, un Maestro o una persona con sufficiente esperienza, saranno probabilmente in grado di “resettare” il proprio corpo per reimpostare la trama, in modo da permettergli di studiare le varie scuole in modo separato e profiquo.. ma questo è sicuramente un passo molto avanzato della propria Via, che molto spesso viene fatto troppo frettolosamente da praticanti che si sentono molto esperti e che poi incorrono nell’errore grossolano di adattare una scuola alla propria pratica, invece che adattare la propria pratica alla scuola.
                                                                                                                                                                                                                                                            L. Giopp 2012

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