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Migliaia di schizzi d'anatra

E' da qualche anno che mi interesso di Poesia Haiku... da quando un Amico, una sera, ha trascinato me ed alcuni amici in una piccola gara di poesia spiegandoci le regole degli Haiku... La serata è stata molto divertente, e mi è rimasta impressa nel cuore la semplicità di questa forma poetica che, pur essendo estremamente rigida nella struttura, proprio per questo consente di esprimere un'infinità di emozioni e di sensazioni...

Grazie sopratutto al non detto, all'inespresso, è possibile caricare di Pathos e di significato poche parole.

Per chi non la conoscesse (mal gliene incolga!) , la poesia Haiku è costituita da soli tre versi che devono essere obbligatoriamente di 5-7-5 sillabe. Nel primo o terzo verso dovrebbe essere presente il Kigo, cioè un riferimento alla stagione o al periodo dell'anno.

 

Matsuo Basho (1644-1694), uno dei più famosi Haijin del Giappone, scrive:

 

 

 

Shizuka sa ya

 

iwa ni shimi iru

semi no koe

 

Il silenzio

penetra nella roccia

 

un canto di cicale

 

 

Naturalmente la metrica, nella traduzione, va completamente a farsi benedire.. rimane però nell'aria una sensazione di calore... e l'immagine che ne deriva è percepibile anche nella traduzione.

 

Nel corso degli anni ho raffinato il palato, ed ho iniziato ad apprezzare sempre di più questa forma poetica, fino ad arrivare a scoprire gli Haiga.

 

Gli Haiga sono "semplicemente " l'unione di un immagine ad un Haiku che la completi o la descriva..

 

Naturalmente un tempo gli haiga erano costituiti da dipinti, in cui la poesia completava il disegno...

Ma al giorno d'oggi è possibile comporre un Haiga su una fotografia, per veicolare così l'emozione o il sentimento espressi nel momento della visione dell'immagine.

 

Ho iniziato così ad interessarmi a questo nuovo modo di esprimermi, ed ho iniziato a scrivere degli Haiku per "completare" (che volgare moto di orgoglio!!) le fotografie scattate da una mia amica.

Probabilmente lei (you know who you are!! :-D) mi ha trovato un pò invadente, e mi ha fatto gentilmente notare che i veri Haiga sono quelli costituiti da un dipinto e da un Haiku.

Foto di Michela Dal Magro, Haiku di Loris Giopp
Foto di Michela Dal Magro, Haiku di Loris Giopp
Foto di Michela Dal Magro, Haiku di Loris Giopp
Foto di Michela Dal Magro, Haiku di Loris Giopp

Nello stesso periodo, poichè la vita ti aiuta sempre, ho conosciuto tramite Facebook un VERO pittore di Sumi-E (pittura con inchiostruo Sumi)  polacco estremamente bravo...I suoi dipinti sono estremamente carichi e realistici...E' stato quindi un colpo di fulmine...
 l'idea ha germogliato ed è cresciuta in una decisione:
 capire come si potesse dipingere "Alla giapponese" per poter comporre, infine, degli Haiga...

Ho chiamato un mio amico, presidente di un'associazione che promulga la cultura e l'arte Giapponese in tutte le sue forme, il quale mi ha riferito che, purtroppo, non ci sono insegnanti di Sumi-E conosciuti in Veneto...

l'unico altro modo di perseguire il mio scopo è pertanto diventare Autodidatta...

A questo punto, molti di Voi storceranno il naso....
Ma per me è l'unico modo di poter perseguire una piccola, insignificante passione...

Come tutti gli autodidatti mi sono rivolto all'Insegnante Tecnomagico...Youtube...
Su Youtube esistono tutorial video per fare qualunque cosa... Dalle bombe termonucleari alle Applepie...Ho quindi trovato questo:

Ecco... esattamente ciò di cui avevo bisogno...
Dopo aver visionato alla nausea questo ed altri  Video e dopo aver scartato i miei vecchi acquerelli che avevo conservato dai tempi dei Corsi di pittura (quindi anni orsono...).. ho contattato un amico, il mio spacciatore di fiducia di Articoli giapponesi...

Daniele è una splendida persona, ed un venditore molto corretto e disponibile...
Mi ha subito indirizzato sugli articoli giusti e, dopo avermi caldamente sconsigliato di praticare lo Shodo (cioè la calligrafia) senza l'ausilio di un insegnante, mi ha invece rasserenato sul fatto che il Sumi-e è un arte che si può apprendere per tentativi.

Ho ordinato quindi un set completo di carta di riso, Inchiostro "Sumi" in barretta, Pennelli e la caratteristica "pietra" (in realtà di plastica) necessari ad iniziare.

Dopo una quindicina di giorni, quindi, ho avuto di fronte a me tutto il necessario.


Cos'è quindi il Sumi-E?
E' una forma di pittura giapponese, in cui si dipinge con  pennelli naturali  utilizzando un inchiostro solido (il sumi, per l'appuntoI) costituito da una mistura di colla e fuligine...
Il Sumi viene sciolto strofinandolo su una pietra chiamata Suzuri mescolato ad un pò d'acqua.
Il supporto è la carta di riso, una carta estremamente sottile e che non permette nessun tipo di ritocco...Questo è il segreto e la bellezza del Sumi-E... ogni tratto deve essere definitivo, perfetto...altrimenti il disegno va gettato... non sono permessi errori.


Il sumi-e ha alcuni temi tipici quali il Bamboo, che rappresenta l'inverno, o  le Orchidee che rappresentano la primavera.. Il modo di dipingere questi temi è sempre lo stesso e rappresenta, quasi, un kata (more on this later) 

Ho quindi deciso di iniziare con il Bamboo, che mi sembrava potesse essere il più accessibile.

Seguendo le istruzioni video, ho bagnato il grande pennello ed ho messo un pò d'acqua sullo Suzuri...poi ho iniziato a strofinarci l'inchiostro in barretta...
nell'inchiostro liquido formatosi, dal forte odore di cenere, ho intinto il pennello...

 

La prima volta che ho appoggiato il pennello alla carta di riso è stata una piccola emozione...
Ed una delusione, anche....
E' peggio che dipingere sulla carta assorbente... ogni pennellata tende ad espandersi e a bagnare troppo la carta... è un dramma riuscire a capire quanto deve essere bagnato il pennello, quanto deve essere scuro l'inchiostro...I primi esperimenti erano delle informi macchie di carta bagnata...e questi "primi" esperimenti si trasformano in trenta/quaranta fogli appallottolati e gettati...
Fino a quando, grazie ad un pò di caparbietà, ho iniziato a capire come tenere il pennello, come sciogliere l'inchiostro correttamente, quanto inchiostro tenere sul pennello perchè il foglio non si bagni troppo, e nel contempo che ci rimanga abbastanza "vuoto" fra le pennellate...
Sto imparando come tenere il pennello per avere una punta delle dimensioni di uno spillo, e come intingere il pennello per avere due tonalità differenti nella stessa pennellata...

Un mondo intero da scoprire...
Lo scopo, ora, non è più "fare dei sumi-e per creare degli haiga".. è dipingere Sumi-e per il puro piacere di farlo...


Ormai ho dipinto centinaia di Bamboo, seguendo lo stesso schema... Uno/due tronchi di bamboo, le foglie, i rametti che le sostengono...
Uno  dopo l'altro, foglio bianco dopo foglio bianco.... la tecnica migliora impercvttibilmente , il controllo del pennello diventa più fermo... un Sumijin (si scrive così?) sicuramente troverebbe infiniti errori in ciò che faccio, ma ora inizio a vedere anch'io qualche lieve miglioramento... e questo è estremamente gratificante.

Avendo "preso mano" nella pittura dei bamboo, ho cercato altre semplici forme da copiare... la Carpa KOI (simbolo della forza e della caparbietà), il Ramo di ciliegio (simbolo della primavera e dei Samurai), le Orchidee...

Ma ogni nuova sessione di pittura inizia sempre allo stesso modo.... dipingendo Bamboo....
I Bamboo sono il mio modo di entrare nella mentalità per dipingere Sumi-E, per riprendere controllo del pennello e della carta...
Quindi, in un paio di mesi ho dipinto centinaia di Bamboo,ognuno uguale nella struttura, ognuno diverso dall'altro...perchè nella loro semplicità i bamboo sono anche estremamente profondi.. insegnano al pittore molto più di quanto sia normalmente visibile...


Può sembrare noioso, a chi osserva con sguardo disattento, la ripetizione pedissequa di uno stesso tema, dipinto dopo dipinto, rametto dopo rametto....

Eppure, da ogni foglio di carta che mi passa sotto gli occhi, imparo qualcosa di nuovo.. un piccolo frammento di controllo, o un minimo di capacità di riconoscere il Vuoto come parte del disegno...Piccole cose.


Quindi, in un momento di Satori, ho compreso che il Sumi-E va affrontato come il Jujutsu e lo Iaido.. allo stesso identico modo....
Con Mushutoku, cioè senza scopo, senza farlo "per qualcosa", ma solo per il piacere puro di farlo.


Con dedizione e pazienza... perchè nell'infinita ripetizione dei Kata (I bamboo, il ramo di ciliegio) si nasconde la chiave della comprensione del "sistema"... ed esiste inoltre infinità libertà creativa..
Cercando il "Movimento perfetto", perchè solo con il gesto perfetto l'Arte raggiunge la sua essenza e, alla fine, esprime l'animo dell'artista.


Una volta preso mano, una volta interiorizzato il gesto, la pennellata, tutto diventa naturale...
La mente non ha più il controllo della mano, posso dipingere pensando ad altro... concentrando me stesso nell'atto della pittura, ma dipingendo solo con l'istinto...
I dipinti probabilmente non sono migliori, un pittore professionista può ANCORA trovare infiniti errori... ma se prima lo scopo era "dipingere per creare haiga" ed è divenuto "dipingere per divertimento".. alla fine diventa "dipingere per dipingere".....


Naturalmente quando si raggiunge un Satori (un istante di illuminazione), la vita lo riconosce e ti invia dei segnali...
A me ne sono arrivati due... 

Uno scritto del M° Regoli su Facebook, in cui racconta una storia estremamente interessante:
  

 

 

 

IL DISEGNATORE

Un giorno un facoltoso signore andò da un pittore specializzato in sumi-e; questa tecnica di pittura, che usa la china sul foglio inumidito, non permette ne’ esitazioni ne’ ripensamenti, ma un maestro può dare mille sfumature di grigio alla sua pennellata, e produrre opere di una raffinatezza estrema.
Il signore voleva un dipinto raffigurante un’anatra; il pittore acconsentì di buon grado ed avendo stabilito il prezzo, gli diede appuntamento di lì a un mese.

 

Allo scadere del tempo il signore si presentò alla bottega, ma il pittore parve non ricordarsi di lui: “un’anatra? Ordinata a me? Oh, certo, è nella lista delle commissioni; Lei mi dovrà scusare, ma prima io, poi mia moglie ed i piccoli siamo stati malati, ed io sono rimasto molto indietro col lavoro. La prego di tornare tra quindici giorni, e nel frattempo vedrò di soddisfarla”.
Dopo poco più di due settimane il signore si recò di nuovo allo studio dell'artista: “ Eccellenza! Certo mi ricordo di Lei! Come no! L'anatra! Ci siamo quasi, mi deve scusare, sa, ma ho dovuto recarmi nel nord per importanti affari di famiglia; noi siamo del nord, come si può dedurre dal mio accento, non l’ho ancora perso,vero? Abbia pazienza, torni fra una diecina di giorni e glie la faccio trovare”.
La volta successiva fu una nuova scusa e la richiesta di tre giorni, poi il signore venne pregato di tornare l’indomani.”Ancora lei con la sua dolce insistenza! Ma sa che ormai non riesco più a pensare ad altro? La sua anatra mi ossessiona!” cosi' parlando il pittore aveva disposto un foglio sul tavolo,fermandolo coi giusti pesi, e L'aveva inumidito con una spugna, poi, sempre chiacchierando, aveva stemperato la china allo spessore desiderato ed impugnato il grande pennello;quindi, senza neppure provare il pennello, con pochi tratti sicuri aveva delineato un’anatra. Altri tratti, più contenuti e leggeri, e due ultime pennellate complesse, simili al vibrato di un violino avevano infuso solidità e vita ad una splendida anatra, che sembrava essersi appena posata sull'acqua rallentando i movimenti per una pigra nuotata.La fine del disegno era coincisa mirabilmente con la fine delle parole, ed il disegnatore, liberatolo dai pesi, consegnò il foglio ancor fresco al cliente con un gesto elegantemente modesto.

 

Il cliente era sorpreso ma anche sbalordito, e sul suo viso era anche troppo trasparente il pensiero di quanto avesse dovuto aspettare per un disegno veramente mirabile ma che si poteva fare in cosÏ poco tempo, talché, balbettando, si decise a chiedere al pittore una spiegazione.
“Non dovrei proprio parlarne, ma lei mi è simpatico, e poi penso di doverle qualcosa, avendola fatta aspettare cosÏ a lungo”. Condusse quindi il cliente nel retrobottega: dal pavimento al soffitto, questo era tappezzato di migliaia di schizzi di un’anitra.

                                                                   [Claudio Regoli, pubblicata nel gruppo TSKSR di FB]

 

Ecco.... un primo messaggio..
ed il M° Regoli ha pubblicato questa storia come metafora dello studio delle arti Marziali, della necessità che un allievo sviluppi la pazienza, e della ripetizione del gesto necessaria a renderlo naturale e perfetto.
Quindi, il mio sentire l'affinità fra la pratica del Jujutsu e dello iaido con la pratica del Sumi-E non è così strana come pensavo.

 

Il secondo messaggio è stato un dono... durante i corsi di Jujutsu tenuti quest'estate abbiamo avuto ospite un praticante di Aikido... abbiamo chiaccherato un pò e ci siamo scambiati dei libri da leggere....

 

Il libro che mi ha prestato, e che alla fine mi ha gentilmente donato, è KATA " Forma tecnica e divenire nella Cultura Giapponese" di Kenji Tokitsu  

Una disanima del significato del Kata nella cultura giapponese..

Da questo libro traspare chiaramente quanto la "forma" sia non solo un sistema di trasmissione della conoscenza, ma anche e sopratutto una Forma Mentis tipicamente giapponese che ne permea tutta la cultura.. Non solo Arti Marziali, non solo Arti in generale.. ma proprio la mentalità stessa.

In fondo, come affermato nel libro e come ho potuto poi chiarire con il Mio amico Diego Donadoni, il significato del Kanji Kata è chiaro:

 

 

              Questo è uno dei kanji con cui si può scrivere kata, con l’accezione di “forma, stile”, che     
             nasce proprio dal concetto di “struttura” (parte sinistra del kanji) unito alle “setole del 
             pennello”, stilizzate nei tre tratti nella parte destra.
Etimologicamente, quindi, nasce dal concetto dell’ordine dei tratti, fondamentali per scrivere correttamente un kanji.                         [cit. Diego Donadoni]

 

Tutto torna, quindi...
Ecco la ragione per cui amo il Sumi-E, e per cui amo tanto intensamente i Kata del Jujutsu tradizionale e lo Iaido..
Perchè, in fondo, è tutto parte di un picolo percorso personale... la ricerca di qualcosa che potrò trovare, forse, in fondo alla Via.

 

Loris Giopp

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