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DI NUVOLE E FIUMI

"Un maestro ha sbagliato più volte di quante abbia tentato l'allievo"

Dopo quasi un anno di stop dovuto alla pandemia, mi rendo conto che ho dimenticato la sequenza di alcuni kata che pratico meno..

Non ho dimenticato la tecnica in sè, nè la sensazione che mi dà, nè il principio sotteso...
solo che a volte, mentre pratico il Kata, devo pensare due volte quale sia la tecnica successiva della sequenza..Mi capita anche di avere il vuoto e di chiedere aiuto a qualche allievo.

Non mi sento in difetto, nè mi vergogno di aver dimenticato qualcosa...

So che può succedere, e l'ho visto accadere anche ad insegnanti molto più bravi di me.. non ho mai pensato che avessero fatto una brutta figura per aver chiesto, o per aver guardato degli appunti.
So che il loro corpo ha assorbito così bene i principi della scuola, che una volta ricordata quale sia, eseguiranno la tecnica in modo ineccepibile.

E' la grande, enorme differenza, fra chi conosce la tecnica, e chi invece l'ha fatta sua e la vive.
La differenza fra chi ha ormai passato SHU e raggiunto HA e chi invece ne ha fatto RI...

Perchè quando il praticante raggiunge quella vetta, la tecnica in Sè non è più importante, ma è importante invece che il corpo esprima lo spirito della scuola.

 

Ma come fare per evitare di dimenticare ?

 

Una cosa che ho sentito dire da uno dei miei Maestri (Il M° Maurizio Germano) mi ha colpito enormemente per la sua semplicità e correttezza...


Stava parlando col fratello Domenico di alcuni Kata di Naginata che avevano studiato ma avevano paura di scordare... questi, semplicemente, disse "Bè, insegniamoli bene a X e Y.. così se abbiamo bisogno se li ricordano anche loro".

Ecco, questa affermazione mi ha aperto la mente...
Da una parte l'umiltà del Maestro che ammette di poter dimenticare e di non aver paura, nel caso, di chiedere ad un suo allievo aiuto per ricordare. (anche se sono certo, come scrivevo prima, che i Maestri riescano ad interpretare il Kata in maniera superiore ai loro allievi, una volta ricordata la sequenza)

 

E dall'altra la pragmaticità, tipica delle Koryu..

Gli allievi, dal primo all'ultimo, sono custodi della conoscenza della scuola...
è esattamente questo che rende una scuola Grande, e la traghetta verso il futuro..
Il fatto che la conoscenza sia distribuita a tutti i suoi allievi.. che rappresentano, per dirla in termini informatici, un "cloud" in cui conservare le informazioni perchè vengano trasmesse ai posteri.

 

E' per quello che i Maestri migliori che conosco, quando trovano un vero allievo,  si prodigano in ogni modo possibile per insegnare al meglio delle proprie possibilità senza tenere nulla per sè,  tenendo conto, naturalmente, delle capacità (o della capacità di memoria, continuando nella metafora informatica)  di ogni singolo allievo.

 

Perchè sentono la responsabilità di trasmettere la scuola nella loro interezza.

Se io, insegnante di Judo o di Karate moderno, non riesco a trasmettere la mia capacità, ci sono altri migliaia di insegnanti che lo faranno..
il Judo o il Karate non moriranno mai  (anche se il Judo tradizionale sta scomparendo per queste stesse ragioni..), sono scuole che hanno così ampia distribuzione e un "cloud" così ampio che è altamente improbabile che scompaia.

 

Ma le Koryu, le antiche scuole tradizionali, hanno pochi allievi, spesso solo poche decine...Ed ogni allievo conta.

Ma per queste stesse ragioni, non tutti sono fatti per le Koryu.

 

Ogni vero allievo dovrebbe essere cosciente di far parte di una corrente (Nagashi, o Ryu) e che prende un impegno con la scuola che è oltre quello del tenersi in forma due volte la settimana o di "fare jujitsu".
Questo può andare bene per i gradi Kyu.. forse anche per uno Shodan...

 

Ma man mano che si sale nei gradi, si acquistano sempre più doveri..L'impegno dovrebbe essere diverso...

 

Non sto più imparando un nuovo Kata perchè è figo...
Non sto più crescendo perchè voglio una cintura più alta.
Sto crescendo perchè sto diventando parte del "Cloud"... e a quel punto devo essere cosciente che devo cercare di ricordare, vivere, trasmettere la scuola nella sua forma più pura...
Non esistono frasi tipo " questo kata non lo faccio perchè non mi piace" o "secondo me questo non serve a nulla"..
L'appartenenza ad una Koryu non lo prevede.

Ora capisco perfettamente perchè Soke Yasumoto, quando consegna un Densho, chiede ESPRESSAMENTE al ricevente se lo accetta.
Perchè non è un dono, non è un riconoscimento di un grado o di una capacità tecnica.. centra poco o nulla la bravura....centra l'Impegno (nel senso inglese di Commitement).

L'impegno a trasmettere la scuola così com'è.
L'impegno a cercare allievi adatti e capaci.
L'impegno ad onorare le tradizioni della scuola.
L'impegno a non stravolgerla, modificarla, edulcorarla, inquinarla.

L'impegno ad essere parte del letto del fiume, e di lasciare l'acqua che ci scorre dentro pulita e cristallina.
come l'abbiamo ricevuta.

Loris Giopp


 

 

 

 

 

 

 

 

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