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MA E' DIFFICILE!

Mi è capitato, durante una lezione amichevole con un Maestro di un altra scuola, che stessi facendo vedere una tecnica che io ritengo semplice e basilare, una di quelle delle tecniche che viene considerata base e fondamento dell'intera scuola.

 

A me Riusciva tranquillamente e con fluidità, mentre al mio amico e collega non sembrava riuscire così bene...

 

 si

 

ne comprendeva la struttura ed il principio, ma non riusciva a portarla a compimento nel modo in cui la facevo vedere e spiegavo..

 

Mi perdevo in spiegazioni, la facevo rivedere, la facevo "sentire" ma lo stesso, per lui risultava "complicata" e "difficile".
Tanto che ad un certo punto, è uscito con una frase "bè.. in questa circostanza a me verrebbe da fare questo" facendomi vedere una tecnica diversa, altrettanto efficace. 

 

Me ne sono stupito, perchè è un Maestro di lunga esperienza, pratica Jujitsu da prima di me, è un esperto ed una persona che stimo moltissimo, da cui ho imparato moltissimo, eppure trovava complicata una tecnica che per me era una tecnica base.

 

Questa cosa mi ha fatto pensare a lungo, ed ho tratto alcuni  interessanti pensieri che vorrei condividere e, se possibile, discutere.

1) Se una scuola è seria e reale (qui si può leggere un mio precedente articolo per capire cosa intendo) NON HA TECNICHE INUTILMENTE COMPLICATE...
Possono essere DIFFICILI, quello si... ma non sono mai complicate.
Non possono esserlo.
Se veramente la tecnica serviva a difendersi, non può essere lunga e articolata, deve essere semplice (che non vuol dire facile), efficace e risolutiva.
Il principio sotteso alla tecnica deve funzionare "biomeccanicamente" ed essere applicabile nella grande maggioranza dei casi (esiste sempre l'avversario su cui,  per conformazione, fisicità o altro, la tecnica non è efficace).

 

Esistono poche eccezioni, ad esempio nel caso di alcune Koryu  , sono state magari inserite alcune componenti ritualizzate che servono a veicolare una certa mentalità, o che hanno dei significati esoterici (come i Mudra, posizioni delle mani che dovrebbero far ottenere benefici spirituali o fisici ). Ma teniamo presente che queste pratiche, nell'antichità, erano considerate efficaci, e quindi avevano un senso in quello specifico paradigma.

Al giorno d'oggi bisogna essere coscienti del perchè facciamo le cose e se hanno un significato Biomeccanico o Storico.

 

2) Le tecniche possono essere DIFFICILI, ma la scuola ha in genere un metodo di insegnamento che obbliga il corpo ad apprendere certi schemi motori;

nel caso del Moto ha Yoshin ryu, la scuola che pratico, praticamente tutti i kata servono a far imparare al nostro corpo alcuni principi basilari che poi possono essere spesi in ogni situazione. Ogni Kata, Kihon, Henka, ogni tecnica od esercizio, servono esclusivamente a questo: Addestrare il nostro corpo ad eseguire quelle tecniche per farle diventare FACILI.

Quindi alcune tecniche che sembrano DIFFICILI all'inizio, divengono semplici una volta che il nostro corpo ha interiorizzato la catena cinetica corretta per portarle a compimento. In più quando questi principi base sono interiorizzati, essi vengono utilizzati in tutto il curriculum della scuola: Mani nude, Bastone lungo e corto, Spada Corta, Pugnale;  L'uso delle armi e delle mani nude si riconduce sempre agli stessi movimenti.

 

3) Questo modo di addestrare il corpo (che non è detto sia il metodo migliore, in ottica moderna) viene completamente stravolto quando un praticante vuole studiare più di una scuola contemporaneamente, o peggio affronta lo studio di una scuola con tutti i preconcetti e gli schemi mentali/motori di un altra.
In questo caso è come cercare di imparare ad andare in auto usando a volte un'auto con guida a sinistra e a volte una con guida a destra, a volte automatica e a volte manuale... Non che sia impossibile, lo rende solo estremamente complicato e controproducente.

Proprio per le sue peculiarità, ogni scuola va appresa "per sè", vuotando la famosa coppa e studiandola con fiducia ed umiltà.
E' anche un modo che la scuola ha trovato per proteggere sè stessa e la propria unicità.. Solo chi ha la costanza e la determinazione di studiarla a fondo riuscirà a comprenderla veramente ed a renderla "semplice e facile".

Nel Moto ha Yoshin Ryu la trasmissione della scuola viene effettuata ancora con l'antico sistema dei Densho (qui potete trovare un articolo che lo spiega), chi ha studiato la scuola con serietà e ne ha compreso i principi, comprenderà chiaramente anche il significato delle poesie e degli aforismi che vi sono riportati, perchè servono a trasmettere il "sentimento" della scuola e non solo le tecniche/principi/pratiche.

 

4) Per poter apprendere gli schemi motori di cui sopra il nostro corpo ha bisogno solo di due cose: TEMPO e RIPETIZIONI.

Gli stessi schemi motori vanno ripetuti decine, centinaia, migliaia di volte perchè diventino naturali... per farlo ci vuole la dedizione necessaria...ed il tempo necessario.
Non si può immaginare di apprendere una cosa così in un breve lasso di tempo...
Non che ci vogliano anni... Ma neanche mesi...:
Quindi l'unico modo per poter imparare un 'arte qualsiasi, è dedicarci tempo e pazienza.

 

Come ama ripetere la mia amica  Daniela "l'unico segreto della pratica è la pratica".

 

Se vado al Dojo una sola volta la settimana, e qualche volta salto pure perchè magari c'è la partita, non posso pretendere di imparare veramente.
Sto prendendo l'Arte come un passatempo, non mi interessa VERAMENTE imparare...
E questo è valido in qualunque campo degli interessi umani, dall'amore alla scienza, dall'Arte allo sport. Non vedo perchè non debba esserlo per un Arte Marziale  che ha alle spalle centinaia di anni.

Non so se ho scritto tutto, o se sono stato sufficentemente chiaro, Vi invito a scrivermi ed a commentare... se ritenete che abbia sbagliato qualcosa o se siete in disaccordo.
Sono dispostissimo a cambiare idea e a modificare quanto scritto sopra, se trovo delle idee migliori.
                                                                          Buona Pratica

                                                                         L. Giopp

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